Astroliterary | Ipotesi astrologiche per Ferrara – Sintesi dei contributi.
318
post-template-default,single,single-post,postid-318,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,hide_top_bar_on_mobile_header,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-10.1.2,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1,vc_responsive

Ipotesi astrologiche per Ferrara – Sintesi dei contributi.


Figura 1. Il frontespizio della relazione presentata da Bassi e Magoni nel febbraio 1983.

Nel febbraio del 1983 Gianluigi Magoni e Carlo Bassi, entrambi Soci dell’Accademia delle Scienze di Ferrara, presentano una relazione dal titolo Ipotesi astrologiche per Ferrara, che nasce dall’esigenza di rispondere ai molti interrogativi, ancor oggi irrisolti, riguardanti la forma e le proporzioni, la progettazione, i segni, del piano regolatore messo in opera da Ercole I d’Este nel 1492, conosciuto come Addizione erculea.
Entrambi pratici di urbanistica, ma anche capaci di valutare il terreno e il sostrato in cui l’opera prese le mosse, in questa loro ricerca tentano di colmare i vuoti della storiografia e andare oltre molti preconcetti.
Allo stesso modo, per secoli si è ignorata la figura dell’architetto ducale Biagio Rossetti, dissotterrato solo nel 1960, poco più di vent’anni prima, dal critico di architettura Bruno Zevi 1.

Nel suo intervento, dal titolo Geometria e astrologia nella pianta di Ferrara?, Carlo Bassi dà corpo alle suggestioni che, all’occhio di un grande progettista, vengono dalla pianta di Ferrara e da una città che nei secoli ha subito ricostruzioni non trascurabili, ma che allo stesso tempo ha sostenuto, grazie alla lungimiranza dei suoi ideatori, il peso del tempo.
Egli lega, innanzi tutto, l’operazione urbanistica a dei nomi propri, che sono quello di Biagio Rossetti e, soprattutto, quello del grande dimenticato di sempre, Pellegrino Prisciani, amministratore e bibliotecario alla corte estense, storico, astronomo e astrologo, consigliere del Duca, definito l’uomo più dotto di Ferrara nella seconda metà del ‘400 2. Fu Aby Warburg, nel 1912 3, ad attribuirgli l’ideazione degli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, e ad indagarne la figura. L’analisi critica più approfondita si deve ad Antonio Rotondò, che si documentò durante un soggiorno di studio a Londra, al Warburg Institute, nel 1960. Il paradosso è che presso gli archivi della Biblioteca Estense di Modena si trovano filze di suoi manoscritti, chiusi in cassaforte, che vengono consultati di rado ed attendono di essere offerti all’interpretazione e allo studio degli storici. Resta inspiegabile come la critica non abbia raccolto lo stimolo per indagare su una presenza determinante alla corte estense in anni fondamentali della storia di Ferrara. (da Ferrara rara, C. Bassi, 2015)
In parte questo è dovuto al fatto che egli ha prodotto solo manoscritti e la sua opera mal si presta allo studio. Ma non è affatto trascurabile che l’unico documento esistente sull’Addizione erculea sia stato redatto di suo pugno: si tratta della pianta denominata Tipo del Prisciani.

Nel suo studio, Carlo Bassi osserva che nella pianta del Prisciani il tratto di città compreso tra Via dei Prioni (ora Corso Porta Mare-Porta Po) e le costruende mura, ha la forma di un trapezio isoscele, che coincide quasi perfettamente con il quadrante superiore del grafico quadrato zodiacale in uso nel Rinascimento (viz., quadratura del cerchio). Seguendo questa prospettiva, la cuspide della decima casa (Medium Coeli) viene a trovarsi esattamente sull’incrocio del Palazzo dei Diamanti. Gli imponenti angolari marmorei dell’antico Quadrivio degli Angeli, e soprattutto le paraste del Palazzo di Sigismondo ornate di motivi a sfondo ermetico, le oltre diecimila bugne che ne ornano la facciata mutando le ombre con il movimento del sole: molti e imponenti sono i segni della centralità e della supremazia di questo punto rispetto a ogni altro, nella città.

Egli osserva, inoltre, che puntando un compasso con centro sullo stesso incrocio e apertura sul Castello estense, la circonferenza tracciata passa esattamente sulla Chiesa di San Cristoforo alla Certosa e su quella di San Benedetto, ossia sui due maggiori monumenti di architettura religiosa realizzati da Biagio Rossetti, inseriti nell’opera di rifondazione dell’Addizione erculea.


Figura 2. Rapporti geometrici individuati da Carlo Bassi sulla pianta della città.

Il suo ragionamento lo porta a concludere che la geometria ha condizionato la posizione dell’incrocio e l’allineamento delle mura. A questo si sente di aggiungere che la matematica, a quel tempo, era strettamente connessa alle scienze astrologiche e che da queste si deve partire per condurre una ricerca significativa.
Il problema del ricercatore, spesso, è quello di non conoscere la materia su cui indaga e questo è uno dei maggiori ostacoli per la decrittazione di documenti antichi della storia della scienza, spesso intrisi di astrologia e contenuti ermetici o esoterici. A volte bastano nozioni di astronomia, come nel caso dello studio di Magoni sui decani di Schifanoia 4, ma ancor prima una grande flessibilità e un certo eclettismo.
Carlo Bassi continua a riproporre la figura di Prisciani e le ipotesi appena esposte, sulle pagine del suo Perché Ferrara è bella, fortunato libro giunto alla quindicesima edizione e rivisto nella sua nuova, e più completa, forma: Ferrara rara, Archivio Cattaneo Editore in Cernobbio, 2015.

Gianluigi Magoni, dal canto suo, si documenta ampiamente sulla storia e la tecnica astrologica, destreggiandosi tra un Sementovsky, un Saxl e molte altre letture di autori contemporanei. Il suo intervento dal titolo Ipotesi astrologica di lettura del Tipo del Prisciani, conviene con Bassi sulla figura del Prisciani, di cui sottolinea l’interesse per l’architettura (Vitruvio, Leon Battista Alberti, Flavio Biondo, Tacito, Plinio il Vecchio, inoltre Prisciani aveva grande capacità di comparare le fonti, ndr).
Dopo una illustrazione sul metodo di calcolo del cielo natale (gli assi ortogonali di riferimento determinati dai gradi di Ascendente e Medio Cielo) e i loro significati simbolici, continua con considerazioni sulle Case (settori dell’oroscopo determinati dal movimento diurno del Sole rispetto a una data longitudine terrestre) e sul loro significato pratico (es. la prima casa riguarda il corpo e la vita del nativo, la seconda i suoi guadagni e talenti, la terza i fratelli e l’ambiente circostante, ecc.).

Tornando alla pianta di Ferrara, egli compara l’incrocio delle vie dei Prioni e degli Angeli, all’incrocio degli assi dell’oroscopo: la via dei Prioni si presenta come la linea che congiunge l’Ascendente (Est) al Discendente (Ovest), mentre la via degli Angeli come la linea tra Medio Cielo (Sud) e Fondo Cielo (Nord). Esaminando attentamente l’incrocio così come è rappresentato nel Tipo del Prisciani , nota che i due assi cardinali formano un angolo diverso rispetto a quello che si desume dalla rilevazioni topografiche.
Domificando con il sistema di Placido 5, egli stima questo angolo in 96°30’, quindi maggiore dell’angolo retto, rilevando lo scarto sulla pianta topografica moderna della città. Tra le ipotesi avanzate sulla compatibilità di questo angolo con determinati gradi zodiacali (alla latitudine di Ferrara, ovvero 44°45’), uno dei valori approssimativi è 01°20’ Vergine, che si accosta molto ai valori della carta presentata dagli autori rinascimentali Luca Gaurico e Francesco Giuntini, ovvero 8°40’/8°42’ (vedi Figura 3).
Nella pianta del Prisciani, secondo Magoni, l’angolo tra via dei Prioni e via degli Angeli risulta di 84°30’, non mostrando relazioni con la topografia di Ferrara.
Magoni conclude la sua relazione lanciando un’altra ipotesi: nel Tipo del Prisciani si può celare il cielo natale di Ercole I, anche alla luce dell’interpretazione dei segni zodiacali presenti sulla croce degli assi Ascendente e Medio Cielo: MC in Leone e Ascendente Bilancia, ovvero gloria sorretta da intelligenza e impegno sociale, inizio difficoltoso con prima casa in Scorpione. Ci fa anche notare che la via degli Angeli punta decisamente verso la Torre dei Leoni!
Una verifica tra le situazioni planetarie in certi anni decisivi e gli eventi, ovvero una verifica sul campo nei momenti di passaggio dei pianeti sui punti sensibili dell’oroscopo della città, è quanto auspica venga fatto dagli astrologi.

Nel 2008, avendo nel frattempo scoperto l’oroscopo di Ferrara nel trattato rinascimentale di astrologia di Luca Gaurico (astronomo e astrologo, cui si deve la stampa di molti testi scientifici, lettore allo Studio di Ferrara nell’anno 1507-1508), Magoni presenta la comunicazione L’oroscopo dell’Addizione erculea 6, in cui pubblica il grafico rinascimentale e la sua trasposizione moderna, usando le ore 5:15 e specificando di aver convertito le ore italiche in ore civili attuali. Egli verifica i calcoli del Gaurico e li trova sostanzialmente corretti. La sua precedente ipotesi di Ascendente in Vergine e Medium Coeli tra Toro e Gemelli, in base all’inclinazione degli assi, è corretta. Conclude che il grafico dell’oroscopo dell’Addizione ha gli assi che corrispondono quasi perfettamente al disegno della pianta della città, ma non è possibile verificare l’intenzione dei costruttori. E rimane in attesa di conferme.


Figura 3. Verifica, eseguita da Magoni, su orari compatibili con l’angolo effettivo (tra cardine, asse sud/nord e decumano asse est/ovest) riscontrato sulla pianta topografica aerea (primi due grafici della figura) e sul Tipo del Prisciani (secondi due grafici).

“Addizione erculea è un termine coevo, entrato nell’uso corrente piuttosto tardi. Nelle fonti tardo quattrocentesche l’ampliamento urbano voluto da Ercole I d’Este era comunemente detto Terra nuova, toponimo tradizionale con cui da secoli, in tutta Italia, si chiamavano gli insediamenti di nuova fondazione. Pare che a Ferrara fosse già in uso per indicare una zona del Borgo Nuovo, pienamente urbanizzata solo nel corso del Trecento.
Alla fine del Quattrocento Ferrara era una città in ebollizione: il duca Ercole I d’Este (1471-1505), appassionato di architettura, si era ripromesso di rinnovare radicalmente l’immagine cittadina, facendo della sua capitale lo specchio della propria magnificenza di sovrano. Dopo aver completamente ricostruito il palazzo di corte e dato alla vecchia piazza comunale una nuova veste all’antica, il duca si dedicò a uno dei programmi di rinnovamento urbano più ambiziosi dell’epoca, mettendo mano al restauro di tutte le chiese cittadine e alla costruzione di una cinta muraria che gli consentì di raddoppiare la superficie della città: nel giro di pochi anni l’area di nuova espansione fu provvista di una grande piazza, di strade e palazzi, chiese e conventi, nonché di svariate centinaia di casette destinate alle fasce meno abbienti della popolazione.
Nel mettere in cantiere queste operazioni, Ercole I si avvalse di un certo numero di consulenti, fra cui dovette avere un ruolo di primo piano Pellegrino Prisciani (1435 ca.-1518), poliedrica figura di umanista di corte e interlocutore abituale del duca in materia di architettura e non solo. Allievo di Battista Guarini (figlio del grande umanista Guarino) e cultore di astrologia, coinvolto già ai tempi di Borso nella realizzazione del Salone dei Mesi di Schifanoia, Pellegrino è uno dei personaggi più rilevanti – e versatili – del panorama culturale ferrarese del tardo Quattrocento, probabilmente in contatto con alcuni dei maggiori cartografi del tempo, fra cui Nicolaus Germanus e il Regiomontano; conoscitore di Vitruvio e Leon Battista Alberti, autore per conto del duca di una silloge di passi tratti dal De re aedificatoria e confrontati con il dettato degli Antichi; e poi ancora storico e diplomatista, responsabile della biblioteca e degli archivi ducali, infaticabile ricercatore di fonti poi rielaborate in quei monumenti di conoscenza storica e critica documentaria che sono le Historiae Ferrariensis, a cui avrebbe attinto l’erudizione locale e non solo locale, sino ancora a Ludovico Antonio Muratori”.
(Libero estratto da La Proportionabilis et commensurata designatio urbis Ferrariae di Pellegrino Prisciani – 1494-1495, Marco Folin).

Non è solo sul piano fisico, spaziale, che le città si trasformano senza posa, sotto la spinta di flussi alterni di crescita e declino, di espansione e contrazione, ora dilatandosi oltre i propri confini ora ritraendosi in se stesse, mutando continuamente dimensioni, forma, aspetto. Anche sul piano storiografico molte di esse paiono soggette ad analoghi cicli di fortuna e dimenticanza: per secoli ignorate dagli studiosi, poi inopinatamente protagoniste di un’intera stagione di ricerche, poi di nuovo ai margini degli interessi delle generazioni successive. Da questo punto di vista il caso di Ferrara, e in particolare dell’Addizione erculea, è paradigmatico.
(Un ampliamento urbano della prima età moderna: l’Addizione erculea di Ferrara, Marco Folin)

Folin racconta di come nell’Ottocento, agli occhi del mondo, la modernità di Ferrara si presentasse nelle sue vesti meno attraenti. I clichè coniati da Goethe, Hugo e Dickens circa la sua desolazione e incuria, gli spettri di una dinastia dispotica e malvagia, avrebbero continuato a lungo a condizionarne la storiografia. Nemmeno Burckhardt si sarebbe sottratto a questi stereotipi.
Sul piano architettonico, in particolare, l’impossibilità di assimilare i canoni vasariani del classicismo fiorentino, tanto cari alla storiografia artistica del tempo, si traduceva in una sistematica svalutazione della stagione rinascimentale ferrarese. Ma un ostacolo ancor più grande impedisce di fare giustizia: già nel 1570 una serie di terremoti aveva demolito o danneggiato, spesso irrimediabilmente, circa il 40% del patrimonio edilizio cittadino, in particolare quasi tutte le maggiori fabbriche del secolo precedente. E più distruttiva sarebbe stata la volontà dei papi, dopo la Devoluzione della città alla Santa Sede (1598), quando i legati pontifici si diedero a cancellare le tracce di un passato tanto splendido quanto scomodo.

A partire dagli anni ’60 questo orizzonte critico mutò radicalmente in seguito alla pubblicazione di Bruno Zevi e l’Addizione erculea fu, di colpo, additata all’attenzione internazionale come uno dei principali esempi di pianificazione urbana del Rinascimento e modello operativo di assoluta attualità. Biagio Rossetti venne considerato un genio isolato piuttosto che legato ad un ambiente culturale variegato e ricco di fermenti. In realtà l’Addizione fu frutto di sperimentazione, come dimostra il fatto che Ercole I aveva fatto costruire, nel 1498, otto casette a un piano, in seguito demolite, dove attualmente sorge il Palazzo Turchi-Di Bagno, sul Quadrivio degli Angeli. Folin, inoltre, evidenzia una linea di continuità tra le iniziative portate a termine da Borso d’Este e quelle intraprese dai suoi predecessori. Allo stesso modo Ercole si sarebbe incaricato di terminare l’opera iniziata da Leonello e continuata da Borso, con la costruzione dello Studiolo di Belfiore e l’organizzazione della zona circostante (il Barco).
Uno dei paradossi della Ferrara estense è che manca un inventario analitico dei lavori intrapresi negli ultimi anni del Quattrocento, una cronologia degli interventi, un tentativo di cartografare le operazioni urbane che vada oltre schematizzazioni generiche.

Il tipo del Prisciani



Figura 4. Frontespizio dello studio critico di Marco Folin, in Rappresentare la città. Topografie urbane nell’Italia di Antico Regime (a cura di M. Folin), Reggio Emilia, Diabasis, 2010, pp. 99-120.

“È proprio a Pellegrino Prisciani che dobbiamo la prima e precocissima raffigurazione della nuova Ferrara, inserita nel IV libro delle Historiae Ferrariensis, a corredo di un capitolo dedicato alla Descriptio urbis Ferrariae, in cui Pellegrino si proponeva di indagare la storia della ricostruzione fisica della propria città, descrivendone le successive cerchie di mura, le fortificazioni, le chiese, i conventi e gli ospedali, nonché la crescita progressiva nel corso dei secoli, dall’alto Medioevo, sino agli anni della grande Addizione erculea. Un vero e proprio incunabolo di storia urbana, di grande originalità per gli anni a cui risale.
Viceversa, abbastanza nota è la mappa di Ferrara disegnata da Pellegrino, pubblicata nell’Ottocento (dall’ing. Filippo Borgatti nel 1895, ndr), pur essendo stata spesso completamente fraintesa proprio per l’ignoranza del testo ad essa intimamente connessa. L’importanza di questa carta nella storia dell’iconografia urbana va ben al di là della pura e semplice documentazione delle prime fasi dell’ampliamento di Ferrara: per il modo in cui è stata redatta e per gli obiettivi che si pone, costituisce una novità per certi versi rivoluzionaria, assimilabile per originalità alla pianta di Imola di Leonardo, di pochi anni successiva 7.
Nel panorama del suo tempo, la pianta di Pellegrino si segnala non solo per il fatto di adottare il canone della proiezione ortogonale in netto anticipo rispetto agli usi allora in voga, ma anche per la rilevanza di certi fattori privi di precedenti nella cartografia urbana del tardo Medioevo, a partire dal reticolo di meridiani e paralleli che ne campisce in modo tolemaico, lo spazio.
Altrettanto eccezionale l’indicazione precisa della scala (circa 1: 8.000), riportata sul margine destro del foglio, in pertiche ferraresi: sono elementi che palesano uno scarto concettuale ancor prima che tecnico, tramite cui Pellegrino prendeva apertamente le distanze – in modo del tutto consapevole – sia dalla tradizione delle mappe itinerarie medievali, sia dalla voga ben più recente delle vedute a volo d’uccello.
L’indicazione della scala permette di verificare la straordinaria precisione del rilievo 8, o meglio dei rilievi – almeno tre – su cui si fonda la pianta nonché l’accuratezza della rispettiva restituzione grafica 9.
Per verificare tale precisione basta sovrapporre la mappa di Pellegrino al profilo dell’attuale reticolo viario: le coincidenze sono stringenti soprattutto nell’area sud-orientale, in cui la lunghezza del circuito murario, la distanza fra le porte, il profilo della vecchia piazza comunale e degli edifici circostanti collimano alla perfezione con i loro
rispettivi odierni. Anche nella zona dell’espansione settentrionale, la posizione delle porte di San Benedetto e di San Giovanni Battista, la lunghezza delle strade a nord di Castelvecchio -la via degli Angeli, il Borgo dei Leoni, la via dei Prioni- si rivelano sostanzialmente corrette. Viceversa molto meno preciso è l’orientamento relativo delle singole strade fra loro e rispetto al circuito murario, con ogni evidenza Pellegrino disponeva di una serie di misurazioni per camminamento e incontrò una certa difficoltà a comporle in un quadro unitario. Se, però, ci limitiamo alle misure lineari, le inesattezze della carta sono decisamente rare e circoscritte all’area compresa tra la Via dei Prioni e il circuito del fossato settentrionale.
La questione della datazione della mappa viene risolta da un passo del Prisciani, fin’ora sfuggito all’attenzione degli storici, in cui l’Addizione viene definita “nuovissima cerchia e ampliamento a lungo memorando della nostra patria gloriosissima, che tu [Ercole] con tanta cura e passione negli ultimi due anni provvedesti di un fossato, di un argine e ora di mura di mattoni, oltre a torri munitissime e inespugnabili” 10.
La sua, come lui stesso l’aveva definita, è una raffigurazione metricamente controllata, frutto almeno in parte di misurazioni dirette sul terreno, ma al contempo attenta al passato non meno che al presente. In una parola, si tratta di un tentativo quanto mai consapevole di usare gli strumenti del disegno geometrico per illustrare in modo critico, documentato, verificabile a una sola occhiata, la storia urbana di una città in piena evoluzione.”
(Libero estratto dallo studio di Marco Folin, titolo in figura 3)

Storia, territorio e carte


Nel 2013 Gianluigi Magoni lancia un’altra sfida: con il Convegno Anno 413 – Nascita di Ferrara, Astrologia e storia alle origini della città 11, invita alcuni importanti storici, e un astrologo di professione, a indagare sull’oroscopo della Ferraria vetus.
All’inizio dell’età moderna nasce il concetto di ricerca empirica, perciò i trattati rinascimentali di astrologia italiani più noti, ovvero i compendi di Luca Gaurico (Tractatus Astrologicus, 1522) e Francesco Giuntini (Speculum astrologiae, 1583), si arricchiscono di una interessante collezione di carte di fondazione di città e di fortezze, oltre agli oroscopi di un certo numero di personaggi famosi, principalmente regnanti, papi e cardinali. Ferrara è presente in questa collezione, insieme ad altre importanti signorie dell’epoca (es. Bologna, Milano, Venezia) e le vengono attribuite due carte di fondazione, una più antica (Ferrariae vetus, 413) e una moderna che coincide con l’inizio dei lavori dell’Addizione erculea (Ferrariae Novae Restauratio, 1492).
I contributi di questo convegno mi hanno invitato a riflettere sul significato delle carte di fondazione comparate ad elementi quali la realtà storica, gli scenari politici, l’ambiente, ancor prima di intraprendere un’interpretazione sulla base dei simbolismi astrologici.

Nel caso di Ferrara la morfologia del territorio e la sua collocazione geografica risultano di primaria importanza. E’ una città che nasce sul fiume, da insediamenti ancorati ai dossi fluviali, sopra terreni leggeri, tra acquitrini e corsi d’acqua. Un territorio volubile che ha subito forti trasformazioni e acquisito configurazioni molto diverse a causa dei cambiamenti del corso del Po.
Si tratta di una zona nevralgica per la viabilità sia fluviale che terrestre, che fin dall’età del Bronzo incrocia i traffici e gli scambi tra il
Mediterraneo e il nord Europa, come testimonia la ricchezza dei materiali rinvenuti a Spina, dalle preziose ceramiche greche alle ambre baltiche, dagli ori e le gemme dell’Etruria ai manufatti ciprioti e cartaginesi. Come il centro di una clessidra, questo punto che in varie epoche fu Fratta, Adria o Spina, è la confluenza degli scambi tra materie prime e prodotti lavorati.

Le tracce certe di presidi militari fin dal II secolo dopo Cristo, e successivamente la presenza della flotta ravennate e delle proprietà imperiali, nelle immediate vicinanze della città, avvalorano l’ipotesi del controllo militare (da parte di veterani come è ampiamente documentato dai ritrovamenti archeologici) su una zona di grande interesse sia economico che difensivo. In effetti il sito della futura Ferrara è l’unico punto dove terminano tutti i rami confluenti del Po e dove ancora non sono iniziati i rami deltizi, l’unica tratta dove il fiume si può attraversare facilmente: nell’imminente pericolo dell’invasione di Alarico (400 d.C.) è presumibile rappresentasse un punto chiave per la difesa della capitale ravennate.
La storia che raccontano questo territorio e la sua natura idrogeologica, ci parla in primo luogo di trasformazioni (il corso dei fiumi muta continuamente, a volte drasticamente), di un asse di comunicazione e di uno snodo di vie, sia fluviali che terrestri. Poi di commerci, traffici e scambi. In effetti Mercurio è il pianeta dominante nelle carte di Ferrara.
Vergine e Scorpione sono i segni ricorrenti nelle due carte: il primo ha risonanza con la dominante mercuriana e con la storia effettiva della città (commerci, rinomata facoltà di medicina, nascita della commedia italiana); il secondo è sempre in relazione con le acque stagnanti e con le “fosse”, la stessa opera dell’Addizione erculea parte con lo scavo del fossato oltre le mura. Allo stesso tempo, lo Scorpione rivela un Marte più difensivo che offensivo, adattandosi alla figura delle guarnigioni di veterani, cui si devono i primi insediamenti. Anche il tema di Ercole I, con Sole e Mercurio largamente congiunti in Scorpione e Marte e Saturno largamente congiunti in Scorpione, casa settima, rivela una natura fortemente difensiva e prudente nelle relazioni pubbliche e nella politica.
L’enfasi maggiore dell’oroscopo della città, riguarda Mercurio: in domicilio nella Vergine, congiunto al Sole e all’oroscopo (sul punto Ascendente), signore anche del Medium Coeli, si trova in condizione fortissima. Secondo le fonti classiche questa congiunzione fa le persone colte e i letterati, le persone adatte al comando, che si elevano attraverso l’intelletto. Mercurio e il segno della Vergine, inoltre, hanno legami con la medicina e le scienze.
Con questi auspici Ercole I creò un talismano di bellezza e perfezione che non ha misteri: Ferrara è sotto i nostri occhi, nei nostri sensi, ogni giorno.

Note:

1. Bruno Zevi, Biagio Rossetti architetto ferrarese. Il primo urbanista moderno europeo, Einaudi, 1960.
2. W. L. Gundersheimer, Ferrara. The style of a Renaissance Despotism, Princeton University Press, 1973, p. 167.
3. Al X Congresso Internazionale di Storia dell’Arte, a Roma, Warburg presenta Arte italiana e astrologia internazionale a Palazzo Schifanoja di Ferrara.
4. Le cose non dette sui Decani di Schifanoia, Gianluigi Magoni, Atti dell’Accademia delle Scienze di Ferrara, 1997.
5. Pellegrino Prisciani (cfr. : A. Rotondò in Rinascimento, 1960, IX) fu probabilmente allievo di Jhoannes Müller, detto Regiomontano. E’ quindi verosimile che usasse questo sistema di domificazione. Nello stesso saggio Rotondò accenna alla croce come simbolo astrologico utilizzato dal Prisciani.
6. Accademia delle Scienze di Ferrara, Volume 185 – Anno Accademico 2007-2008.
7. David Friedman, La pianta di Leonardo, 1502, in Rappresentare la città. Topografie urbane nell’Italia di Antico Regime, a cura di Marco Folin, Diabasis, 2010
8. Saper misurare il corso delle stelle aveva anche fini pratici. Oltre ai più noti usi legati alla medicina e alla navigazione, vi era anche l’agrimensura: la consulenza del Prisciani fu indispensabile per definire i confini tra Ferrara e la Serenissima. Anche Isabella d’Este se ne avvalse per lo stesso motivo.
9. Per inciso, va notato che nell’Europa del tempo le uniche carte (geografiche, tuttavia, e non urbane) analogamente interessate a questioni di scala sono svizzere e tedesche, databili all’ultimo decennio del secolo e riconducibili alla cerchia di Georg von Peuerbach, il grande astrologo e matematico che ebbe stretti rapporti con personaggi che ruotavano intorno alla corte di Ferrara, in particolare con Giovanni Bianchini che Prisciani doveva conoscere benissimo.
10. Prisciani, Historiae Ferrariensis, IV, cit., 6r
11. Atti dell’Accademia delle Scienze di Ferrara, Volume 91, Anno Accademico 191, 2013-2014

Tags:
No Comments

Post A Comment