Astroliterary | Il mondo in città
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Il mondo in città

“Non è solo sul piano fisico, spaziale, che le città si trasformano senza posa, sotto la spinta di flussi alterni di crescita e declino – scrive Marco Folin, docente di Storia dell’Architettura all’Università di Genova1 – anche sul piano storiografico molte di esse appaiono soggette ad analoghi cicli di fortuna e dimenticanza: per secoli ignorate dagli studiosi, poi inopinatamente protagoniste di un’intera stagione di ricerche, poi di nuovo ai margini degli interessi delle generazioni successive. Da questo punto di vista il caso di Ferrara, e in particolare dell’Addizione erculea, è davvero paradigmatico”

Desolazione e abbandono furono i clichè coniati da Goethe, Hugo, Dickens nel secolo scorso, per quella che Jacob Burckardt definì prima città moderna d’Europa. L’opera urbanistica messa in atto da Ercole I d’Este nel 1492, conosciuta come Addizione erculea, lascia ancora molti interrogativi riguardo la progettazione, i canoni geometrici, le proporzioni, i segni e le evidenze impresse nella pietra, i tempi e i modi della sua realizzazione. Ideata dal bibliotecario e segretario ducale, Pellegrino Prisciani, storico, cartografo, astronomo, studioso di architettura, è in se stessa un talismano.

Quel che una città ha dato al mondo, dal mondo gli ritorna. A volte è Poesia.
Nel 2016 si sono intrecciati anniversari di primo piano quali il centenario della nascita di Giorgio Bassani, il cinque centenario della editio princeps dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, insieme a contingenze minori quali il centenario dello sviluppo della Metafisica di De Chirico. Impegnativo per una piccola città, all’improvviso sulla ribalta mondiale.
E’ il 16 Novembre, un giovane Professore Associato, Direttore del programma di italianistica alla Mississipi University, si trova su un treno regionale che da Bologna lo porta a Ferrara. Guarda la pianura sfrecciare dal finestrino e pensa ai versi di Bassani: “Questa è l’ora che vanno per calde erbe infinite/nel mio paese gli ultimi treni, con fischi lenti/salutano la sera, affondano indolenti/in sonni dove tramontano rosse città turrite..” 2. Viene a presentare il volume da lui curato, “Le lezioni americane di Giorgio Bassani” 3, ad un convegno dedicato ai rapporti dello scrittore con il pubblico mondiale. Il giorno dopo, in un’incognita di treni, raggiungerà Fiumicino imbarcandosi per Mosca, per presentare il volume all’Istituto di cultura. La Poesia è un volo alto che richiede grandi sacrifici. E lui, Valerio Cappozzo, che ne pensa di Ferrara? Mi risponde con estrema cortesia, dal volo che lo riporta in America.

Dalla sua pubblicazione nel marzo di quest’anno, il volume “Lezioni americane di Giorgio Bassani”, dove l’ha portata e quale risonanza e riscontri ha avuto?
Il libro Lezioni americane di Giorgio Bassani è stato presentato e se ne è parlato nell’ambito delle celebrazioni del centenario di Bassani negli Istituti di Cultura di: Los Angeles, New York, Washington DC, Mosca. A Ferrara, come sa bene, nell’ambito del convegno organizzato dal Comitato Nazionale. La risonanza è stata ottima e sorprendente. A Washington DC, per esempio, c’era un pubblico enorme molto competente e interessato (la presentazione era in inglese) e dopo la mia conferenza c’e’ stato un bel dialogo di approfondimento con la Professoressa e scrittrice Laura Benedetti e ci sono state molte domande da un pubblico molto attento ed evidentemente affezionato a Bassani. A Mosca, due giorni fa, ha colpito l’idea del viaggio personale dello scrittore, la sua fuga segreta dal quotidiano. Il discorso infatti ha portato a una bella lettura di alcune poesie di Bassani e alla proposta, da parte di traduttori russi, di tradurre delle poesie in russo appunto.

In quali Paesi si sono svolte celebrazioni per il centenario della nascita di Bassani?
Sperando di non mancarne nessuno: Argentina, Belgio, Canada, Corea del Sud, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna, USA.

Quali impressioni ha ricevuto dai luoghi bassaniani? Cosa pensa del clichè secolare che vuole Ferrara una città fantasma, una città morta?
Ferrara non e’ affatto una città morta; e’ semmai una città in continuo contrasto con se stessa -se ne sente la tensione- che però nel periodo in cui c’e’ stato il convegno ha tirato fuori il meglio di se’ con la mostra sull’Orlando Furioso, il manoscritto ritrovato del Giardino e il convegno stesso.

Cosa rappresenta Ferrara per Bassani secondo lei?
Secondo me per Bassani Ferrara rappresenta l’immagine archetipa dalla quale cominciare a costruire il proprio vissuto. I ritmi della città estense, i suoi odori, i suoi suoni, i suoi climi etc. sono -come per ognuno di noi i nostri luoghi- scenografie di riferimento, non punto di partenza e di arrivo anzi, per Bassani proprio l’uscirne ha rappresentato la possibilità di raccontare. Questo e’ il motivo per cui e’ una città archetipo; un luogo reale collegato all’immaginario personale dove può nascere un affetto e una narrazione.
Credo sia importante sottolineare che Lezioni americane -e quindi il viaggio di Bassani in America- debba esser visto come un momento necessario per prendersi una pausa, un momento con se stesso fuori da tutto e da tutti. I rapporti con Feltrinelli si erano molto incrinati poco prima della sua partenza, il mondo intellettuale era pesante e triste: l’omicidio di Pasolini, le tensioni politiche scoppiate dopo la disillusione di un tempo che era passato (impagliato come un airone…) senza che artisti, scrittori, o altri fossero riusciti ad assecondare i cambiamenti che il ’68 stava chiedendo, ma solo a denunciare una crisi, ad analizzarla magari molto bene ma senza trovare soluzioni pratiche. Si assisteva agli eventi, ed è così che Bassani decide di andare da solo in America.
La cosa che colpisce di più dopo la lettura del libro o dopo le mie presentazioni in posti del mondo assai diversi tra loro (America-Italia-Russia) è, credo, un senso di conforto che il lettore o l’ascoltatore riceve. Conforto nel vedere l’intimità di uno scrittore così famoso e amato che si prende una pausa che cerca di rendere utile e rigenerante e, soprattutto, che ripone tra i versi del suo In gran segreto, lasciando in attesa questo suo mistero, in attesa che venga riscoperto da noi.

***

Se l’opera di Bassani è molto diffusa, si può dire che l’Orlando furioso sia stato un vero fenomeno editoriale. Dopo un secolo l’Ariosto era un autore che aveva venduto milioni di copie, cifre paragonabili a quelle dei nostri tempi, salvo per il fatto che erano stampate a mano! La sua opera si nutre dell’immaginario popolare e, per il suono e la metrica, veniva cantata in tutte le contrade. Il professor Marco Dorigatti insegna Letteratura italiana a Oxford da oltre vent’anni, ed è considerato il massimo studioso della editio princeps del 1516. Il 25 Giugno si trova a fare una lectio magistralis in un auditorium di provincia per un pubblico davvero esiguo. E’ felice di rendere omaggio allo stampatore della prima edizione dell’opera ariostesca, Giovanni Mazzocchi, originario di quel luogo. Con grande leggerezza narra degli incontri sorprendenti tra l’Orlando furioso e alcuni suoi lettori, di come ognuno di essi recepisca l’opera attraverso la propria cultura, la propria visione, le proprie contingenze. In meno di un’ora percorre 18.000 kilometri e cinquecento anni, incrociando Isabella d’Este, Voltaire e Giacomo Casanova, Osip Emil’evic Mandel’stam, Jorge Luis Borges.

Professor Dorigatti, in quali città si sono svolte le celebrazioni del cinque-centenario dell’ editio princeps dell’Orlando furioso?
Ci sono stati convegni a Verona, Tolosa, Londra, altri si preannunciano a Ferrara, a Milano, in Scozia, a Cambridge, Oxford, Birmingham, Copenhagen, Toronto, Chicago, Illinois, Columbia. A tutt’ora sono stati dichiarati 14 – 15 convegni, oltre a manifestazioni di altro genere, come letture integrali.

E’ soddisfatto di quanto è stato fatto?
Penso ci sia un pericolo legato agli anniversari, cioè che si parli tanto dell’Ariosto durante quest’anno e che venga poi dimenticato negli anni a venire.

Note:

1. Un ampliamento urbano della prima Età moderna: l’Addizione erculea di Ferrara, M. Folin, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, 2006.
2. Verso Ferrara, da Storie di poveri amanti e altri versi, Astrolabio 1946.
3. Lezioni americane di Giorgio Bassani, a cura di Valerio Cappozzo, Giorgio Pozzi Editore, 2016.

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